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Recensione di Maria Grazia De Donatis sul libro di Antonio Mercurio "Ipotesi su Ulisse"
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Ipotesi su Ulisse – Recensione di Maria Grazia De Donatis sul libro di Antonio Mercurio

Ipotesi su Ulisse è un libro sapienziale e come tutti i libri sapienziali risulta al tempo stesso semplice e complesso.
E’ semplice in quanto ripercorre un racconto epico che può essere letto attraverso leggi universali della vita e dell’uomo.
E’ complesso perché l’autore da ogni metafora usata da Omero trae più significati possibili e non uno solo e non è facile che siano comprensibili tutti e subito.


Antonio Mercurio attraverso questo testo compie un’ipotesi sull’uomo, sul senso della vita e sul senso del dolore e sul significato della ricerca della bellezza che assilla l’uomo, prendendo come base la narrazione epica di Omero.
L’autore vede nel personaggio di Ulisse un essere umano che attraversa mille patimenti durante i suoi dieci anni di ritorno verso Itaca ma, soprattutto, Mercurio incontra Ulisse nel suo mondo interiore e ripercorre con lui i pericoli, i veleni e le lotte che egli deve affrontare per passare da una trasformazione all’altra e conquistarsi la strada per una vera immortalità.
Ulisse sa, scrive Mercurio, che l’immortalità che Circe prima e Calipso dopo gli promettono non è una vera immortalità e la storia gli darà ragione. Chi oggi è ancora convinto che esistono gli dei dell’Olimpo e che sono immortali? Eppure per secoli i Greci sono stati profondamente convinti che fosse così e invece Omero aveva capito, prima ancora dei filosofi presocratici, che era tutta una invenzione umana. Certo non una invenzione basata sulla follia ma su una profonda saggezza che proietta fuori dell’uomo quello che sta dentro l’uomo.

Infatti anche Omero continua a parlare degli dèi e a servirsene per esprimere con grande poesia la sua profonda saggezza. Solo che mentre l’Iliade è piena di dèi che manovrano gli uomini a loro piacimento, nell’Odissea gli dèi agiscono in continuità a favore dell’uomo, anche quando l’uomo non lo vede e non lo sa. Il secondo Omero è completamente diverso dal primo, scrive Mercurio.
Ulisse pur riconoscendo che la bellezza di Calipso è superiore a quella di Penelope, si rifiuta di sposare Calipso e rifiutandosi di farlo sta affermando tra le righe che l’immortalità che promette Calipso non è una vera immortalità. Egli preferisce affrontare altre pene pur di poter rincontrare Penelope e creare con lei una nuova bellezza, quella creata dalla fusione di entrambi. E’ nella creazione della concordia gloriosa , dice Omero, che può esistere una strada verso una vera immortalità.
Qui, secondo Antonio Mercurio: “Ulisse comprende l’illusione che divora la vita degli uomini che vanno dietro al potere e alla gloria sperando di ottenere una immortalità che per questa strada non otterranno mai”.

Un altro dei patimenti che affronta Ulisse per tutta l’Odissea è riconoscere l’odio che nasce sin dalla vita intrauterina e lì si sedimenta e lì resta rimosso per poter sopravvivere ed alimentarsi. Mercurio sostiene: “L’odio rimosso è come la dinamite. E’solo questione di tempo. Per un po’, anche per vent’anni e più, sta fermo come una belva accovacciata, ma poi viene il giorno in cui un timer segreto scorrendo velocemente arriva al punto zero e fa saltare tutto in aria.”

L’autore intraprende un viaggio insieme a Ulisse alla ricerca dell’odio rimosso che alberga dentro ognuno di noi, un viaggio che passa attraverso i traumi passati e i sentimenti più difficili da accettare come l’invidia, la pretesa, l’orgoglio, la menzogna e la volontà omicida e suicida e lo compie non per dire che esistono ma per poterli vedere, affrontare e poi superare.
Come?
Un’opportunità, secondo il Prof. Mercurio, potrebbe essere il movimento della Cosmo-Art creato da lui e dalla SOPIA UNIVERSITY OF ROME. - La grande intuizione - dice Mercurio - sta nel vedere l’uomo come un alchimista o meglio un artista che sa fondere i fatti della vita e il dolore che da essi promana, con la saggezza e l’arte che sa trasformare la vita stessa in un’opera d’arte - .
Scrive Mercurio che esistono tre tipi di bellezza: la bellezza prima, che è quella effimera, soggetta ai danni del tempo e della morte (per essa, la bellissima Elena, Greci e Troiani sono morti a migliaia); esiste la bellezza della vita che è quella che tutti conosciamo entrando nella vita e poi subito perdiamo a causa dei traumi ineluttabili che ci colpiscono (v. lo sviluppo del pensiero positivo tutto teso a recuperare questa bellezza). Ma esiste anche la bellezza seconda che è quella che soltanto gli esseri umani possono creare e che è immortale perché una volta creata non muore più (di essa parla ampiamente la Cosmo-art).
Scrive pure che esistono forze cosmiche e forze umane, le prime sono: la saggezza, l’arte e il dolore. Le seconde sono: verità, libertà, amore e bellezza.
Se l’uomo decide di imparare a fondere le forze cosmiche con le forze umane può creare quantum di bellezza seconda che sommandosi insieme creano un campo di energia che è immortale.
L’arte di fondere il dolore che viene dai traumi della vita, il dolore che si prova nel rinunciare ai propri veleni, e il dolore di perdere un’identità che conosciamo per andare verso una identità nuova, aiutati dalla saggezza che viene dal Sé Personale (Atena) e dalla saggezza che viene dal Sé Cosmico (Zeus) è capace di trasformare la vita di un uomo in un’opera d’arte.
Molto importante il capitolo in cui l’autore parla della struttura dell’Io. All’interno dell’Io c’è un Io Persona che è un principio spirituale e che esiste sin dal primo momento del concepimento; c’è un Io Psichico e un Io Corporeo e poi c’è un SE’ Personale e un SE’ Cosmico che ci accompagnano per tutta la vita. C’è pure un Io embrionale e un Io fetale che rischiano di farci restare per sempre dentro l’utero, anche dopo che è avvenuta la nascita biologica, perché essi si oppongono tenacemente alla crescita e allo sviluppo dell’Io Persona adulto e cercano solo vendetta.
La logica dell’Io fetale è opposta alla logica dell’Io Persona. Se l’Io fetale è stato ferito, egli non vuole la riparazione della ferita ma vuole solo la vendetta e la distruzione di chi l’ha ferito anche se deve attuarla nel futuro e non all’istante. Accade spesso che la logica dell’Io fetale prevalga sulla logica dell’Io Persona adulto e l’Io globale resta frantumato e scisso. Prevale l’odio e non l’amore. Prevale l’orgoglio e non l’umiltà e la vita diventa un interminabile dolore senza alcuna via d’uscita.
Non è così per Ulisse che decide di entrare nella sua reggia come un mendicante, egli che è un re, e si sottopone in silenzio a tutte le umiliazioni che gli infliggono i Proci.
Ora come mai tutti si ricordano dell’astuzia di Ulisse e quasi nessuno si ricorda dell’umiltà di Ulisse e dei suoi mille patimenti? si domanda Antonio Mercurio.
E ancora, come mai tutti si ricordano che Ulisse brama il ritorno (il nostos) e pochi si ricordano che Ulisse brama ritrovare la sua sposa, com’è scritto sin dal proemio dell’Odissea?
Come mai nessuno vede che Penelope ha un cuore di pietra e che si è messa in casa più di cento pretendenti pronti ad uccidere sia Telemaco sia Ulisse?
A queste domande, in una conversazione privata avuta con l’autore, egli risponde che il cammino dell’umanità si svolge per tappe e le opere d’arte ad ogni tappa vengono comprese in maniera diversa.
La religione cristiana che per tre secoli dopo la sua nascita è stata perseguitata dagli imperatori romani, quando, con Costantino, è diventata religione di stato ha cominciato a perseguitare e distruggere le religioni pagane.
I monaci benedettini che pure hanno conservato le opere dei classici antichi non hanno fatto altrettanto con l’Odissea. Il poema di Omero è arrivato in Occidente solo nel 1500 dopo la caduta dell’Impero Bizantino.
Dante però nel 1200, senza aver mai letto l’Odissea, aveva già condannato Ulisse ponendolo nell’inferno nel girone dei fraudolenti.
Forse non tutti sanno che i gruppi marmorei che rappresentavano episodi tratti dall’Odissea, posti nella villa di Tiberio, sono stati distrutti a martellate da monaci cristiani.
E’ evidente che la mitologia cristiana si sente minacciata dalla mitologia greca e in particolare da quella che riguarda Ulisse.
E il motivo può essere che l’ideale di uomo artista della sua vita secondo il modello di Ulisse è in contrasto con l‘ideale di perfezione assoluta e con l’ideale di santità proposto e imposto dalla Chiesa cristiana.
Oggi i valori cristiani sono in via di sparizione in Occidente e forse a partire da oggi è possibile capire e accettare i valori che Omero propone attraverso la figura di Ulisse, come prima non è stato possibile.
Noi non siamo santi e non vogliamo essere né peccatori né ipocriti e quindi non vogliamo modelli da imitare impossibili per la nostra vita.
Noi vogliamo affrontare e trasformare il dolore e la colpa in una bellezza che è immortale e questo è quello che ha fatto Ulisse e noi possiamo imitarlo.
I santi servono per chiedere grazie e miracoli ma non servono come modelli di vita e nello sbandamento totale odierno è di modelli che abbiamo bisogno.
Lo scrittore Coelho, che vende milioni di libri in tutto il mondo, dice che la sapienza è conoscenza per potersi trasformare. Omero ha trasferito sulla figura di Ulisse tutta la sua sapienza e l’arte di trasformare la vita in un’opera d’arte.
I papaboys di Wojtyla hanno lasciato centomila preservativi usati nel campo di Tor Vergata a Roma. Erano venuti per ascoltare un papa o per stare insieme tra loro?

Ulisse è il grande artista che di tappa in tappa trasforma se stesso e, avendo prima trasformato se stesso, può poi trasformare Penelope e non ucciderla come invece raccontano certe versioni del mito di Ulisse che Omero ha scartato dal suo poema.
Questa meta di realizzare con Penelope un incontro d’amore, come non è mai avvenuto prima, dà il senso preciso del perché Ulisse debba affrontare nel suo viaggio tutti i mostri che si porta dentro e che non sono visibili e debba agire i suoi veleni esistenziali per poterli riconoscere come suoi e poi liberarsene.
Un’accurata lettura dell’Odissea, come ci guida a farla Mercurio, rivela tutta la sapienza di Omero e rivela come questo poema sia la più grande storia d’amore che sia mai stata scritta dalla letteratura di tutti i tempi.

Sicuramente Ulisse è stato un alchimista dell’antichità, ma l’alchimista di quest’epoca è senza dubbio Antonio Mercurio che ha creato il movimento della “Cosmo-Art” mettendola al servizio di tutti per poter insieme a lui, insieme alla Vita e insieme all’Universo, trasformare le nostre parti oscure in parti luminose; e poi creare la sintesi degli opposti, maschile e femminile, vita e morte, follia e saggezza, orgoglio e umiltà, verità e menzogna, amore e odio; e così creare una nuova Bellezza, quella che non muore mai, in un contesto corale che strappa l’uomo alla sua solitudine, al suo narcisismo e alla sua mortalità.

Ipotesi su Ulisse è un testo saggio che incontra la saggezza che viene da ognuno di noi e va incontro alla saggezza della Vita.

Per informazioni sull’acquisto del libro telefona al 339.1941820


 
Associazione culturale G.A.L.A.S.S.I.A. - responsabile dott. Antonio Scarcella e dott.ssa Lucia Perfetto

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